Venerdì, Luglio 21, 2017
   
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PREMIO FREGENE 2011

I VINCITORI

 

Divulgazione Scientifica: MARGHERITA HACK
“Il mio infinito” Dalai Editore

 

Giornalismo: MARCO TARQUINIO
Direttore di “Avvenire”

 

Saggistica: ALDO CAZZULLO
“Viva l’Italia” Mondadori

 

Premio Speciale per il 150° anniversario di Unità d’Italia: ANTONIO CAPRARICA
“C’era una volta in Italia - In viaggio fra patrioti, briganti e principesse nei giorni dell’Unità” Sperling & Kupfer

 

Narrativa: FRANCO DI MARE
“Non chiedere perché” Rizzoli

 

Premio a Maccarese SpA per il volume di documentazione storico-fotografica sul territorio
“Maccarese dalla bonifica alla privatizzazione”

 

 

I premiati saranno intervistati dalla Giuria. 

MARGHERITA HACK sarà intervistata da FRANCESCA ALLIATA BRONNER

Leggerà la motivazione al premio MARCO ANTONELLIS

 

MARCO TARQUINIO sarà intervistato da LUCIANO ONDER

Leggerà la motivazione al premio FABRIZIO BATTISTELLI

 

ALDO CAZZULLO sarà intervistato da PAOLA CACIANTI.

Leggerà la motivazione al premio PAOLA CACIANTI

 

ANTONIO CAPRARICA sarà intervistato da DANIELA TAGLIAFICO

Leggerà la motivazione al premio GIANPIERO GAMALERI

 

FRANCO DI MARE sarà intervistato da CINZIA TANI.

Leggera’ la motivazione al premio MARIA RITA PARSI

 

La Maccarese verrà premiata da MARINA PALLOTTA

 

 

Le motivazioni ai Premi

MARGHERITA HACK

“Il mio infinito” Dalai Ed., per la divulgazione Scientifica

È una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana. Fiorentina, classe 1922, è stato il primo scienziato di sesso femminile a dirigere un osservatorio astronomico in Italia. Margherita Hack è l'astrofisico più amato dal pubblico italiano che è stato conquistato non solo dalla sua carriera, ma anche dal fatto che il ruolo che svolge nell’ambito scientifico non le ha mai impedito di vivere la vita in tutte le sue forme e di partecipare anche per le questioni sociali e politiche del nostro tempo. Nel libro “Il mio infinito” racconta come si è evoluta la nostra capacità di leggere il cielo e con essa la visione scientifica del mondo, dagli astronomi della Grecia classica alla nascita della scienza moderna con Galileo e Keplero, le scoperte e i dubbi di Newton, per arrivare all’astronomia e alla fisica quantistica dopo le rivoluzioni del Novecento. La Hack esprime in modo semplice concetti molto complessi, e rende comprensibili ai lettori le nozioni scientifiche più difficili. Non che la scienza sia riuscita a spiegare tutto, dice ha Hack, anzi, tant’è che restano tuttora insolute «alcune domande quasi metafisiche». L’esistenza di diverse ipotesi sulla nascita dell’universo rivela infatti «l’impossibilità di rispondere in maniera esauriente e condivisa al perché c’è la vita, l’universo e non il nulla». Anche perché la scienza «sviscera le cause piccole e grandi di quello che c’è, non il perché c’è». A tanta meraviglia, spiega la scienziata, si può rispondere invocando un Creatore, oppure accettando la bellezza di un mondo governato dalle leggi della materia, senza altri fini. Margherita Hack si è dedicata da sempre alla divulgazione della scienza, convinta che tutti debbano poter usufruire della conoscenza, perchè la crescita nel sapere è la strada che rende liberi: incontra i giovani nelle scuole, scrive libri, partecipa ai dibattiti, va in tv. La storia delle donne nella cultura e nella vita civile nei Paesi industrializzati è stata una storia di emarginazione fino alla metà del Novecento. Nel Paese ossessionato dall’apparire, i modelli di riferimento femminili devono essere altri, quali lo studio, i valori morali, la capacità di non arrendersi, la voglia di esplorare nuovi mondi, dare un senso positivo alla vita. Modelli incarnati da Margherita Hack, così vitale, passionale, unica! Splendido esempio per le nuove generazioni. (Marco Antonellis)

 

MARCO TARQUINIO

Direttore di AVVENIRE, Giornalismo

Umbro, sposato con due figlie, Marco Tarquinio dirige il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana “Avvenire”. Dopo le prime esperienze nell'associazionismo cattolico della sua regione, Tarquinio inizia l'attività giornalistica nel settimanale La Voce e prosegue come corrispondente da Assisi del Corriere dell'Umbria. Trasferitosi a Roma nel 1990, lavora prima alla redazione esteri e poi a quella politica de Il Tempo, seguendo in diretta il tormentato passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. Nel 1994 viene chiamato all'Avvenire, inizialmente nella sede milanese del quotidiano cattolico e successivamente come responsabile della redazione romana. Nel 2007 è di nuovo a Milano come vice-direttore, incarico che mantiene per 2 anni sino a quando il direttore del giornale Dino Boffo, oggetto di una virulenta campagna di diffamazione, è indotto a dare le dimissioni. Direttore ad interim nel settembre 2009, dal novembre dello stesso anno Tarquinio è direttore responsabile di  “Avvenire”.

Profondo conoscitore della “macchina” giornalistica, Marco Tarquinio è insieme un commentatore fine e competente della società e del sistema politico italiano. Assertore di un'informazione non urlata bensì fondata sullo spessore della notizia e sull'equilibrio del giudizio,  mostra serenità e coraggio di fronte alle polemiche, anche personali, che troppo spesso scandiscono quello che egli stesso ha ribattezzato il “bipolarismo furioso” dell'Italia di oggi. Sotto la sua guida “Avvenire” ha accentuato la propria fisionomia di giornale rappresentativo di una vitale componente della società italiana, in grado allo stesso tempo di offrire una prospettiva esauriente e uno sguardo complessivo sul mondo contemporaneo. Con in più il sigillo – non frequente nel panorama mediatico nazionale – di un'attenzione speciale ai diritti degli ultimi e dei dimenticati dentro e fuori i confini del nostro Paese. (Fabrizio Battistelli)

 

 

ALDO CAZZULLO

VIVA L’ITALIA (Mondadori) Saggistica

Il Premio ad Aldo Cazzullo ha la più bella e la più banale delle motivazioni: la voglia di unire invece di quella di dividere. La cosa più difficile nell'Italia, nella politica, nel giornalismo di oggi.

Unire Risorgimento e Resistenza, contro le mode, le intenzioni, gli interessi e il "disinteresse" che avvolge la vita pubblica e personale di ciascuno di noi : chi più chi meno, rassegnato, disincantato, assente verso la Storia di tutti, le radici da cui tutti siamo nati.

L'orgoglio con cui Cazzullo, straordinariamente prolifico come scrittore, rivendica il suo essere provinciale, sta a significare proprio la sua capacità di coniugare personale e politico. Come donna mi piace molto, come molto mi piacciono le figure femminile delle sue storie e di questa in particolare che descrive le donne ancora più patriottiche degli uomini : presenti, stimolanti, intelligenti, "rinchiuse " nella Storia.

Tutti suoi precedenti titoli, su vizi e virtù degli italiani paragonati anche a quelli dei personaggi che nel mondo globale necessariamente interloquiscono con noi, non potevano che portare al passionale " Viva l'Italia", che vuol dire viva il futuro, viva i giovani, ai quali ricorda su quale passato possono contare.

A chi, e sono in molti, ha voluto farlo passare come tifoso dei Savoia, contro un generico "Meridione " risponde con i mille personaggi dei suoi libri che non sono solo ( e poi che male ci sarebbe ?) abitanti delle sue adorate e "provinciali " Langhe .

Fa quello che ogni giornalista e ogni scrittore dovrebbe fare : scovare e raccontare storie ignote o semisconosciute e senza paura - senza conformismi intellettualoidi - ricorre, in apertura e in chiusura al "Principe". E scusate se poco . Una bella canzone di De Gregori è il modo più sintetico, unificante e popolare per dire :" Viva l'Italia" (Paola Cacianti)

 

 

 

ANTONIO CAPRARICA
“C’ERA UNA VOLTA IN ITALIA”  (SPERLING & KUPFER)

“C’era una volta in Italia” di Antonio Caprarica si legge con lo stesso piacere che si prova quando si seguono i brillanti collegamenti del giornalista da Londra, che sono tra i più intelligenti e anche i più istruttivi dell’informazione televisiva. La sua dote di saper combinare la competenza con la leggerezza comunicativa, è stata riprodotta da Caprarica anche nella pagina scritta. Si viene catturati dalla scrittura elegante, forbita, condita da un humour all’inglese, arricchito dalla profondità tipicamente latina. Caprarica entrando nella macchina del tempo e fingendosi inviato speciale, si è trasferito nella Torino del 1861, per raccontare l’atmosfera e le emozioni dei giorni dell’Unità. E’ il 18 febbraio, viene inaugurata la prima legislatura del Regno d’Italia con il discorso della Corona scritto da Cavour e pronunciato da Vittorio Emanuele II, nell’aula provvisoria del nuovo Parlamento. Da qui l’Autore procede lungo un viaggio che lo porterà ad attraversare l’Italia e a raccontare gli italiani. Si incontrano personaggi storici, grandi statisti e gente comune, “i tanti Renzo e Lucia del nostro Risorgimento nazionale”, la generazione che ha combattuto per unificare le due metà del Paese, insieme al coraggio di Garibaldi e al genio politico di Cavour. Il Paese appena unificato è generalmente povero, analfabeta, con un Nord più evoluto, civile e prospero “costretto a sobbarcarsi la liberazione dei parenti poveri del Mezzogiorno”.
Eccezionali i ritratti delle donne che hanno contribuito al pari degli uomini a fare l’Italia, personaggi anticonformisti, che passano dai velluti del salotto all’ospedale da campo, ragazze che si uniscono ai garibaldini, madri coraggio, tante “Cornelie” risorgimentali pronte a donare i figli, unici gioielli, per la salute della Repubblica. Il lavoro di documentazione, lungo e laborioso, è avvenuto ritrovando in vecchie librerie diari, appunti, documenti dell’epoca, in molti casi anche inediti.
Antonio Caprarica ha dato un importante contributo alla ricostruzione della nascita dell’Italia attento a restituirci un quadro globale dei fatti, aneddoti, politica, demografia, nel tempo e nei luoghi in cui la nostra storia comune è cominciata. Un libro fondamentale per ritrovare le radici dell’Italia nel suo 150° anniversario. Caprarica è uno dei migliori giornalisti italiani: è stato corrispondente del TG1 dal Medio Oriente, Direttore di Radio Uno e dei giornali Radio Rai. Attualmente dirige la sede Rai a Londra.
Marina Pallotta

 

FRANCO DI MARE

Non chiedere perché (Rizzoli), Narrativa

Franco Di Mare, con un romanzo scritto coll’inchiostro del cuore, ha saputo avvicinarci ad una storia positiva e intrisa di umanità, dove la guerra, pur nella sua crudezza, non occupa interamente il campo, ma fa un passo indietro di fronte ai sentimenti del bene, del bello, del buono: l’amicizia, l’afflato di protezione verso i più piccoli, inermi vittime dei conflitti.

In “Non chiedere perché”, Di Mare che ha il privilegio di una scrittura asciutta, senza sbavature strappalacrime che, pure, sarebbero state una tentazione irresistibile, ci fa vivere una vicenda di generosità nell’orribile scenario di guerra di Sarajevo .E, nel contempo, con estrema sincerità, dipinge l’affresco quotidiano dell’inviato nelle zone più pericolose, senza scivoloni rambaioli.

Un libro bellissimo, poetico, toccante, capace non solo di commuovere, ma anche di illuminare la mente e l’anima. (Maria Rita Parsi)

 

Maccarese SpAper il volume di documentazione storico-fotografica sul territorio "Maccarese dalla Bonifica alla privatizzazione" 

Maccarese SpA ha realizzato un libro storico-fotografico per documentare le bellezze naturali del posto, le coltivazioni, le opere zootecniche svolte, gli immobili storici, con una breve rassegna degli sforzi compiuti dalle maestranze per la bonifica del territorio e il processo di ristrutturazione dell’azienda agricola dal 1998 ad oggi. L’azienda, che con i suoi 3.200 ettari di terreno pianeggiante si colloca al primo posto in Italia per la dimensione contigua, comprende il Castello San Giorgio, la torre Primavera del ‘600 e il vecchio borgo di Maccarese. Dispone del più grande allevamento nazionale di bovini, 4200 capi, sia per la produzione del latte di alta qualità che della carne. Di assoluto rilievo le aree ad alta valenza ambientale, quali l’Oasi di Maccarese, le Vasche e la macchia posta a nord di Fregene. Per le prime due la società ha concesso la conduzione al WWF.

L’azienda, rispettando e migliorando l’ambiente, ha cercato di integrarsi sempre più col territorio mettendo fra l’altro il castello a disposizione degli artisti per le manifestazioni espositive e dei gruppi culturali per le varie iniziative; nei locali del Castello che si affacciano su via dei Pastori, la Maccarese ha offerto ospitalità a sette fra le Associazioni più rappresentative.

Grande attenzione è stata rivolta anche ai bambini per i quali sono stati organizzati percorsi educativi presso le stalle a contatto con gli animali, nelle fasi della mungitura, dell’alimentazione, del ristoro, visite guidate presso il vivaio bonificato e reso praticabile e presso le Vasche dove vivono numerose specie di animali. Recentemente è stato inaugurato l’impianto di biogas che, alimentato da fonti rinnovabili, effluenti zootecnici, insilati e sottoprodotti agricoli, produce energia pulita. Il liquido che esce al termine del processo, privo di elementi inquinanti, viene sparso sui terreni come ammendante.

Da alcuni anni la Maccarese SpA sostiene con un contributo il Premio Fregene e per tre anni la Manifestazione è stata ospitata nel giardino del Castello.

I testi del volume sono di Silvio Salera, Claudio Destro, Simone Colafrancesco; le foto di Stefano Manduzio; Progetto grafico/Design Fabbrica – Catena di Villorba (TV)

L’arte, la cultura, la natura sono tre pilastri delle attività umane che vanno preservati e vissuti in maniera partecipata. Per questo l’associazione Premio Fregene promuove e favorisce azioni che mirano alla valorizzazione del territorio nell’ambito artistico, culturale, economico istituzionale e sociale. (Marina Pallotta)

EDIZIONE 2014

XXXVI edizione

Sabato 6 settembre, alle ore 21, Fregene
La Giuria ha consegnato i riconoscimenti ai seguenti vincitori:

Divulgazione culturale:
NICOLA PIOVANI
“La musica è pericolosa” – Rizzoli

Giornalismo:
MASSIMO GRAMELLINI
“La magia di un Buongiorno” - Longanesi

Comunicazione televisiva:
PIF
“Il Testimone” - MTV

Giornalismo televisivo:
RICCARDO IACONA
“Presa diretta” – RAI 3

Narrativa:
LIDIA RAVERA
“Piangi pure” - Bompiani

 

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