Domenica, Settembre 05, 2010
   
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Dedicato a Mario Verdone

A un anno dalla sua scomparsa rivolgiamo un pensiero affettuoso all’amico Mario Verdone con un ricordo di Marina Pallotta pubblicato su Qui Fregene nel luglio 2009.

verdone

“Quest’anno non se la sentiva di venire al Premio Fregene, Mario Verdone, e mi aveva pregato di toglierlo dalla Giuria e di inserirlo come “giurato onorario”, ma non avevo capito che stesse tanto male.
Avevamo premiato Mario nel 1993 per il suo bel volume “Feste e spettacoli a Roma” Newton Compton Editore e dal 1994 aveva fatto parte della Giuria. Ci siamo frequentati spesso da allora. Era un uomo gentile, discreto. Una volta glielo dissi e a lui piacque tanto questo aggettivo “discreto”, diceva che gli calzava a pennello. Era così onesto, puro e incontaminato che parlargli era come respirare una boccata d’aria pulita. Durante l’inverno andavo a trovarlo a Roma nella casa all’ultimo piano sul Lungotevere in un palazzo antico accanto a via Giulia. La casa non era di sua proprietà ma vi abitava da sempre, prima con la moglie e i figli, poi da solo. Dalla bella terrazza che guarda il Tevere, mi faceva vedere dove si piazzavano Carlo e Luigi che, bambini, si divertivano a tirare sassolini sulle finestre del palazzo di fronte. “Erano proprio vivaci” diceva “tiravano i sassi e poi si nascondevano dietro i vasi”. L’appartamento con il lungo corridoio dove si affacciano le varie stanze era tappezzato di quadri d’autore, litografie, disegni, bozzetti, moltissimi con dedica. Mario era un critico d’arte raffinato e non tutti sanno che è stato forse il massimo esperto del Futurismo di cui conservava moltissimo materiale dell’epoca, interessante e prezioso. Ci sedevamo di solito nella sala da pranzo a chiacchierare e Mario spesso leggeva a voce alta i suoi graziosi haiku e si divertiva sempre come se fosse la prima volta.
In estate si trasferiva a Fregene e gli facevo visita nella sua villetta al Parco dei Principi. Lo trovavo seduto nel porticato del piccolo giardino con la sua macchina da scrivere (non usava il computer) dove rimaneva tutto il giorno ad annotare, a correggere bozze, a buttare giù pensieri. Gli piaceva quella pace: riusciva a sentire le lucertole strisciare tra le fronde e gli schiamazzi lievi e gioiosi che provenivano dalla piscina condominiale. Ogni tanto però il rombo di qualche aereo rompeva l’armonia. Amava così tanto quell’angolo di paradiso che lì componeva le sue liriche più belle perché quel luogo era per lui la massima fonte di ispirazione. All’ombra del porticato un’estate ci venne l’idea di raccogliere le poesie che Mario aveva scritto a Fregene nel libro Fregenepoesia (Bandiera&Bandiera ed.), un piccolo gioiello che conserverà e testimonierà per sempre tutto l’amore e la tenerezza di Mario per Fregene.  Descrive le cose semplici, di tutti i giorni, le lucciole, gli aghi di pino “In punta agli aghi del pino/splendono al sole come perle/le gocce della pioggia, al mattino” (1996); la barca, la giardiniera, il cagnone randagio di via Agropoli, la farfalla sull’aiuola, il  giardinetto..” c’è un fazzoletto di terra, davanti al porticato del giardinetto dove abitualmente mi sistemo per scrivere. Il giardino ha un suo prato verde e qualche aiuola, ma in quel punto il terreno è bruno, duro, asciutto, o perché non c’è arrivata l’acqua o perché è troppo calpestato..”.
Memorabili le feste del compleanno: a volte faceva venire l’amico di sempre, Carletto Loffredo e la sua band, con la loro musica jazz avvincente, altre volte siamo stati in pochi intimi con Sofia, Carlo e Luigi.

Mi piace ricordarlo così, vitale, allegro, ironico, con la mente lucidissima ed una memoria di ferro. Era un uomo buono. Passeggiava fra i vialetti del Lido dei Pini, con tanto sole, le plumbago, e la buganvillea rossa e arancione lungo i muretti dei giardini. Camminava, sorrideva, e raccoglieva i pensieri. Amava tanto Fregene.
Ecco il suo “perché” nel prologo di “Fregenepoesia”Bandiera&Bandiera Ed.

Mi domando perché a Fregene scrivo poesie. La risposta è semplice: ci sto bene, sereno, a mio agio. Godo, nel giardinetto ordinato e silenzioso. Mi sorridono, nei viali d’accesso, tutti i cespugli fioriti che sembrano salutare, guizzare dalle siepi, ostentare, quasi, la loro varietà.
Finalmente il mio sguardo si concentra su un punto minimo: può essere una lumaca, un rospo, una margherita, una plumbago. Sento gli  u  u  U dei gabbiani, i fischi dei fringuelli.
I pensieri molesti si attenuano, spesso spariscono. Che cosa posso chiedere di più al pino che mi sta davanti, alla cordellina che fa la civetta, alla merla che saltella qua e là. E’ un mondo da cui di solito viviamo lontani. Quando lo ritrovi il cuore si ingentilisce, il corpo si abbandona al riposo.
Non si può vivere sempre così. Attivarsi è necessario. Riposare sì, ma per iniziare un’altra azione, un nuovo movimento. Ma una specie di nostalgia ci fa desiderare questo sollievo, il ritiro, una pausa, una carezza.
E si ama Fregene.”  

Mario Verdone, Fregene, 24 settembre, 2002

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Dedicato a Mario Verdone

A un anno dalla sua scomparsa rivolgiamo un pensiero affettuoso all’amico Mario Verdone con un ricordo di Marina Pallotta pubblicato su Qui Fregene nel luglio 2009.

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L'immagine del Fregene '10

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L’immagine utilizzata per caratterizzare la 32° edizione del Premio Fregene è quella di Viale della Pineta ritratta da Giulio Aristide Sartorio.
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